Dal 2020 la revisione diventa obbligatoria per l’esportazione all’estero delle auto usate

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Dal 1° gennaio 2020 per esportare definitivamente un autoveicolo, motoveicolo o rimorchio all’estero sarà necessario che questo abbia superato con esito positivo la revisione non oltre i 6 mesi precedenti la richiesta di cancellazione.

La modifica sulle norme di radiazione dall’archivio nazionale dei veicoli e dal P.R.A fa parte del nuovo testo dell’articolo 103 del Codice della Strada, entrato in vigore il 1° Gennaio 2020.

Cosa prevede il Codice della Strada per l’esportazione all’estero

La procedura per esportare in via definitiva un veicolo fuori dal confine italiano, prevede che l’intestatario o l’avente titolo si rechi all’ufficio competente del Dipartimento per i trasporti, la navigazione, gli affari generali e del personale e:

  • richieda la cancellazione dall’archivio nazionale dei veicoli e dal P.R.A
  • consegni la targa e il libretto di circolazione

La condizione per ottenere il nulla osta è che il “veicolo sia stato sottoposto a revisione, con esito positivo, in data non anteriore a sei mesi rispetto alla richiesta di cancellazione”

Questa norma si applica solo dopo la scadenza del termine per la sottoposizione a revisione rispetto alla data di prima immatricolazione, ad esempio dopo 4 anni dell’immatricolazione nel caso di una autovettura.

Nel caso sia concessa la radiazione, occorre poi richiedere agli Uffici Motorizzazione o agli STA privati il foglio di via e una targa provvisoria con i quali è possibile far circolare il veicolo per raggiungere lo stato estero di destinazione.

Quali sono gli intenti del legislatore?

L’intento sembrerebbe quello di impedire illeciti sotto il profilo fiscale e della responsabilità civile e ambientale. Infatti in Italia è una pratica piuttosto diffusa portare all’estero le macchine destinate all’esportazione per ottenere costi più bassi e non dover sottostare a norme di tutela dell’ambiente, meno restrittive in Paesi come ad esempio quelli del Nord Africa o dell’Est europeo.. Questa pratica porta anche alla proliferazione di centri di raccolta non autorizzati e alla conseguente alimentazione di mercati illeciti di ricambi.

Con questa nuova norma diventa quindi impossibile, o almeno molto difficile, portare all’estero auto non più adatte alla circolazione e invita, di conseguenza, allo “smaltimento” interno di veicoli a fine vita presso i demolitori autorizzati.

 


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