Perché l’Italia deve dire No al nuovo Regolamento Europeo sulle revisioni.

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L’Italia deve dire “no” al nuovo Regolamento 2020/698 del 25 Maggio 2020 in materia di revisione veicoli. Come tanti altri Paesi Europei (attualmente 24 compresi Francia, Germania, Spagna, Regno Unito) anche il nostro Paese deve rendere “non applicabile” questa nuova normativa comunitaria, ne ha la facoltà e lo deve fare per evitare un ulteriore possibile collasso del mercato delle revisioni e, soprattutto, un ulteriore peggioramento del fattore sicurezza stradale.

Cosa recita questo nuovo Regolamento?

In sostanza proroga di 7 mesi i termini relativi alle revisioni che avrebbero altrimenti dovuto essere effettuate o che dovrebbero essere effettuate nel periodo compreso tra il 1 Febbraio 2020 e il 31 Agosto 2020. E’ lasciata però facoltà agli Stati Membri, di “non applicazione”, come previsto nel Regolamento stesso all’art.5 comma 5:

Qualora uno Stato membro non abbia dovuto, o non debba presumibilmente, affrontare difficoltà che rendano l’effettuazione di controlli tecnici o il rilascio della relativa certificazione impraticabile nel periodo compreso tra il 1° febbraio 2020 e il 31 agosto 2020 a seguito delle circostanze straordinarie causate dall’epidemia di Covid-19, o abbia adottato misure nazionali adeguate per attenuare tali difficoltà, tale Stato membro può decidere di non applicare i paragrafi 1 e 2, previa comunicazione alla Commissione. La Commissione ne informa gli altri Stati membri e pubblica un avviso nella Gazzetta ufficiale dell’Unione europea. 

In Italia il D.L. 17 marzo 2020 n.18 (cd. “Cura Italia”), convertito in Legge 24 Aprile 2020 n.27 ha come sappiamo autorizzato lo slittamento ad Ottobre delle tempistiche ordinarie sulla revisione veicoli, ovvero le scadenze di Marzo (e antecedenti), Aprile, Maggio, Giugno e Luglio. E questo ha già creato non pochi problemi all’attività dei Centri e alla sicurezza degli automobilisti.

Non abbiamo bisogno di un Regolamento ulteriormente deprimente. A parte la difficile comprensione da parte di tutti i soggetti interessati nella comunicazione delle scadenze dettata dal sovrapporsi delle due normative.
Ci sono problemi ben più gravi.
Se il Regolamento fosse applicato ci saranno ad Ottobre un qualcosa come 4 milioni di veicoli con la revisione scaduta e alcuni di questi potrebbero continuare a circolare fino ai primi mesi del 2021; si tratta inoltre molto spesso di veicoli vetusti con 16 o più anni di anzianità e tanti km sulle gomme. Insomma dei pericoli ambulanti.

Un conto economico ancora più in rosso per i Centri di Revisione

Il secondo riflesso importante, se il Regolamento UE non verrà rigettato, è quello economico che potrebbe verificarsi sulle oltre 9.000 attività imprenditoriali che gestiscono un Centro o un Officina di revisione.

Queste piccole e medie imprese sono state già “piegate” dal lockdown, con una perdita che il colosso DEKRA stima a circa 80 milioni per il settore delle revisioni nostrano, che solo in parte sono stati alleggeriti dagli aiuti del Decreto Cura Italia.

Se non arrivassero ulteriori manovre nei prossimi mesi a dare ossigeno alla Revisione e con una eventuale entrata in vigore del Regolamento UE 2020/698, la perdita del comparto salirebbe addirittura oltre i 100 milioni di euro, mettendo in grave difficoltà tantissimi imprenditori.

Dobbiamo aggiungere altro? Cosa aspettiamo a chiedere la non appplicazione?


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